giovedì 1 settembre 2011

Costi energetici in Sardegna: dalle soluzioni assurde al voltare pagina.

L'energia costa di più. Vecchio adagio buono per tutte le stagioni. In Sardegna, si sa, sul versante energetico non ci sarà mai pace.
Viviamo in una strana situazione di duopolio dove a distribuire energia sono solo due società (o quasi): una la ex monopolista ENEL, l'altra la multinazionale E.on, ben nota per vicende extra produttive.
Da anni si parla dei costi per le nostre aziende, dell'invivibile situazione in cui ci troviamo ad erogare servizi, a produrre beni, ad elaborare e mettere a frutto le nostre idee.
Lo studio della confartigianato, pubblicato in questi giorni, parla chiaro. Ogni anno, in media, un'azienda sarda paga circa 3000 euro in più di una concorrente europea, mille in più rispetto ad una concorrente italiana.
A questo si sommano ovviamente i dati negativi relativi ai trasporti, alle infrastrutture e ad altri atavici problemi di cui il nostro tessuto socio-economico è afflitto e che determinano quel differenziale negativo con cui siamo chiamati a confrontarci ogni giorno.
Ma, ovviamente, è qua che interviene la politica o, meglio, è qua che "dovrebbe" intervenire la politica.
Sono i modi con cui si affrontano questi temi che caratterizzano e determinano la capacità di una classe dirigente di fare Politica, con la P maiuscola.
Se sei bravo risolvi i problemi o perlomeno incidi positivamente sui problemi, se non sei bravo puoi benissimo lasciare che i problemi si incancreniscano e che si rendano protagonisti di conseguenze perfino drammatiche.
Per questo dobbiamo chiederci: cosa ha fatto la nostra classe dirigente per risolvere il problema dell'energia in Sardegna? Vediamo meglio, ad esempio, un tipo di politica attuata in questi anni che mi pare piuttosto calzante ed esplicativa di uno stato di fatto, di tanta incapacità da sfiorare la malafede.
Prendiamo le aziende energivore. Quelle per intenderci la cui produzione dipende in larga misura dal costo dell'energia utilizzata nel ciclo produttivo. 
Esiste un procedimento pendente, portato avanti dall'UE, nei confronti dello stato italiano in merito ai contributi concessi alle aziende energivore dislocate in Sardegna per abbattere i costi dell'energia tra il 2004 ed il 2005.
Ebbene, cerchiamo di rendere semplice un caso piuttosto complesso: partiamo dal problema e vediamo in che modo la politica ha scelto di intervenire.
Ci sono migliaia di aziende che pagano cara, troppo cara l'energia. Tu da bravo governante che fai? Scegli quelle che utilizzano più energia, magari anche per produzioni non troppo sostenibili, e gli concedi enormi quantità di risorse per abbattere i costi. Da dove prendi i soldi? Ovvio, direttamente dalle tasche dei cittadini e dalle altre aziende, attraverso la stessa bolletta elettrica.
Cosa succede al prezzo dell'energia: ovviamente rimane alto, i monopolisti della distribuzione non hanno alcun interesse ad abbassare i prezzi, le piccole aziende ed i cittadini hanno un aggravio di spesa che si va a sommare a quello precedente all'intervento politico. Le multinazionali che ottengono queste risorse scambiano i favori ottenuti con piccoli ritorni di tipo clentelare e il giochino è fatto. I sardi spendono un sacco di soldi. Il tessuto produttivo continua a perdere competitività. Nessuno realizza le infrastruttutre necessarie. Le multinazionali intascano quantità ingenti di risorse per mantenere in loco produzioni inquinanti e a bassa intensità occupazionale. Questa è in sintesi la vicenda paradossale che nel biennio 2004-2005 ha visto coinvolto lo stato italiano, la Regione Sardegna e tutto il tessuto imprenditoriale sardo.
Oltre a non rispettare i principi riguardanti gli aiuti di stato, tali provvedimenti hanno contribuito ad aggravare la condizione di disparità e di ritardo infrastrutturale della Sardegna. Soldi pubblici rubati dale tasche dei contribuenti per realizzare obiettivi opposti a quelli sbandierati. Come giustifichereste altrimenti il regalo di circa 20 milioni di euro fatto ad Eurallumina, Portovesme SRL & C?

Ecco, questo è un bell'esempio di come in questi anni la classe politica autonomista ha affrontato il problema del costo dell'energia in Sardegna. Attualmente è in corso un procedimento da parte dell'Unione Europea che afferma chiaramente il fallimento di simili politiche. Potete leggere la decisione presa dall'UE [C(2011) 956 definitivo del 23.02.2011] che ben chiarisce tutta la vicenda ed esplicita in maniera dettagliata l'assurdità di tali scelte.

Gli artigiani, i commercianti, le piccole imprese edili, gli alberghi, i ristoranti, le aziende del terziario e dell'ICT e tutti i comparti produttivi presenti nella nostra nazione, mentre simili politiche continuano ad essere partorite dalla follia della classe dirigente unionista/autonomista, possono limitarsi a piangere sui conti che non tornano, rassegnarsi ad un fallimento annunciato oppure decidere di voltare pagina, definitivamente. Morale della favola: a noi spetta valutare chi ci governa e le conseguenze dell'operato di chi, quotidianamente, è chiamato a curare il benessere della collettività a cui apparteniamo. 
Per questo, forse, è tempo di voltare pagina.

Frantziscu Sanna

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