martedì 11 gennaio 2011

Breve commento sulla lettera del MPS (Movimento Pastori Sardi) al Presidente della Repubblica Italiana dopo i gravi fatti di Civitavecchia.

MPSCredo, e ne sono fermamente convinto, che i Pastori sardi debbano lottare e lavorare per una Sardegna libera e indipendente. Lo devono alla loro terra, alle loro comunità al futuro dei loro figli. Mi auguro di cuore che si dissocino da questa missiva inviata al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, assolutamente priva di prospettiva, incapace di capire che il nostro grande problema è proprio quel fatalismo che ci perseguita, indissolubilmente legato al tricolore italiano ed alla nostra attuale condizione storica.
Costruire libertà, inventare futuro. Questo dovrebbero fare i pastori, i precari, gli imprenditori, gli operai, gli insegnanti e i lavoratori tutti per restituire dignità e prospettive al proprio lavoro, alla nostra terra e a chi ha deciso di continuare a viverci per cambiarla.
Non è più sufficiente indignarsi, è il tempo del fare, è il tempo "giusto" per costruire ciò che di più bello possiamo augurarci.
La nostra futura Repubblica ha bisogno di tutte le nostre energie, intellettuali e fisiche. 
Ogni giorno perso a rincorrere il tricolore italiano e le sue istituzioni, sarà un giorno in meno destinato a decidere assieme del nostro benessere, a progettare assieme la nostra libertà.
Finzas a sa Repùbrica!



Ecco la lettera integrale ripresa dal sito www.movimentopastorisardi.org, riguardante i gravi fatti avvenuti a Civitavecchia martedì 28 Dicembre.
Illustre e Carissimo  Presidente,
così come tanti altri in questo difficile momento della vita del nostro Paese (da ultimo gli studenti romani) ci rivolgiamo direttamente a Lei per riferirLe quanto accaduto nella mattinata di martedì 28 dicembre nel Porto di Civitavecchia all’arrivo di una delegazione del nostro movimento che intendeva raggiungere Roma per organizzare una conferenza stampa che portasse all’attenzione di tutta l’opinione pubblica i gravi problemi del mondo agropastorale sardo e annunciare la nostra volontà di dar vita ad un Movimento Europeo dei Pastori del Mediterraneo.
Eravamo poco più di un centinaio provenienti da tutta la Sardegna  e in noi non c’era alcuna idea bellicosa.
Al Porto di Civitavecchia eravamo attesi da un imponente schieramento delle Forze dell’ordine che ci hanno letteralmente sequestrato e poi rinchiuso contro la nostra volontà in un recinto senza che avessimo commesso alcun reato e senza che avessimo intenzione di commetterne, perche siamo gente pacifica, anche se qualche volta, proprio l’intervento sproporzionato delle Forze dell’ordine ha creato disordine in qualche nostra manifestazione.
Ci creda, Signor Presidente: nei confronti di noi pastori esistono molti pregiudizi difficili da superare, anche se in questi anni abbiamo ottenuto manifestazioni di grande solidarietà da tanti lavoratori e cittadini come noi.
E’ inutile oggi ricordare, signor Presidente, i principi di libertà contenuti nella nostra Costituzione di cui Lei è il primo Garante e il più geloso Custode. Riteniamo però doveroso e giusto riaffermare che questi principi, certamente per ordini venuti dall’alto e non per imprudente iniziativa degli agenti presenti,  sono stati violati durante i fatti accaduti nel Porto di Civitavecchia. E questa violazione intendiamo denunciare con questa lettera, così come ha fatto, almeno per una volta, all’unanimità, il Consiglio Regionale della Sardegna.
Creda, Signor Presidente, alla nostra più profonda stima e alla nostra riconoscenza di sardi e di italiani che accanto al Tricolore sventolano anche la gloriosa bandiera dei Quattro Mori, tanto cara ai nostri conterranei che hanno dato anche la vita per la nostra Repubblica.
Le chiediamo, Signor Presidente, di aiutarci a fare chiarezza a tutti i livelli sul perchè il nostro diritto di manifestare, protestare e spiegare  le ragioni della nostra lotta e del nostro malessere sia stato negato. Sul perchè i nostri figli che ci hanno accompagnato abbiano dovuto sopportare con noi l’offesa del rientro in Sardegna sotto scorta come se fossimo pericolosi criminali da isolare e mettere in quarantena.
Affinchè, Signor Presidente, le libertà fondamentali di tutti noi non debbano mai più soffrire un simile inaccettabile affronto.
Movimento Pastori Sardi

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