martedì 12 aprile 2011

Il referendum catalano: storie quotidiane di autodeterminazione nazionale

Plaza de Catalunya | Foto F.S.
Raccontare spesso non basta. In certe occasioni è necessario vivere in prima persona ciò che accade, per poterne leggere il significato più vero. Ciò che qualcuno chiamerebbe "il lento incedere della storia" lo si deve vedere passare nella quotidianità. Nel "fare" degli uomini e delle donne che animano ogni giorno la vita sociale di paesi e città. Solamente così è possibile capire il cambiamento sociale, vederne le forme e interpretarne la sostanza. Così, partecipare in qualità di osservatore internazionale all'ultima tappa del referendum sull'indipendenza della Catalunya è stato un modo, l'unico possibile, per capire realmente cosa sta accadendo in questa Nazione, tra la gente e con la gente.
A Barcelona, domenica 10 Aprile, è stata messa in scena una meravigliosa storia che parla di libertà, di democrazia e di partecipazione. Emozioni, solidarietà, cittadinanza, inclusività, diritti: queste le parole che riassumono uno sforzo collettivo immane.
Quando si costruisce una Repubblica Nuova si mette in scena il meglio della passione di un popolo, il meglio di quella virtù che i britannici chiamerebbero civicness, o ancora appartenenza, capitale sociale e, perché no, solidarietà. Centinaia di volontari hanno consentito a quasi 260 mila persone di esprimere il proprio parere sul loro futuro ma anche su quello dell'Europa che verrà, quell'Europa che tutti i popoli saranno chiamati a costruire fin da domani.
"Barcelona decideix" non è niente di più di quello che hanno saputo raccontare, ad ogni angolo di strada, i volti, i sorrisi e la passione politica degli organizzatori, dei cittadini e degli elettori.
"Barcelona decideix" non è nient'altro che la passione politica di un popolo in cammino che, come dicono i fratelli catalani, "è stato libero e che vuole ritornare ad esserlo".
La democrazia, la partecipazione dal basso, la progettualità sono gli strumenti di cambiamento sociale che chi, quotidianamente, lavora per costruire una nuova Repubblica deve imparare ad utilizzare con consapevolezza e con una nuova etica della politica e della trasformazione sociale. Se tutti Noi dobbiamo "osare inventare il nostro avvenire", i fratelli catalani ci hanno dato domenica una lezione su come è possibile farlo con un bel sorriso sulle labbra.
Per questo si deve raccontare ciò che si è visto: per trasformarlo in cambiamento e per saperlo poi utilizzare nella costruzione di nuove libertà e nuova giustizia.

Finzas a s'indipendentzia!
Frantziscu Sanna

2 commenti:

  1. Passione, elemento unificatore di chi, nella visione identitaria indipendentista, vede non soltanto elementi contestuali alla propria storia, ma la traduzione in un bisogno universale dell'esistenza umana. E crea l'ossimoro di una indipendenza che ha bisogno, dipende, dalle altrui indipendenze.

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