martedì 27 settembre 2011

La mobilità ai tempi dell'Unione Europea (TEN-T). Where's Sardinia?


Ricordate i TEN-T? Sono i corridoi per la mobilità europea di cui più volte abbiamo parlato in questo spazio (qui).
Si è aperta in queste ultime settimane una polemica tra gli europarlamentari italiani e la commissione europea per il percorso ipotizzato per il corridoio "uno" che parte da Helsinky, passa per Berlino e giunge fino a Malta (qui).
L'ipotesi che il corridoio potesse evitare la Sicilia, passando per la direttrice Napoli-Bari nel tratto italiano, ha fatto mobilitare subito gli europarlamentari Siciliani, e non solo, per evitare che l'isola fosse tagliata fuori dagli ingenti finanziamenti che tali corridoi si portano immancabilmente dietro.
Perché è necessario parlare di tutto questo? Perché è semplice fare un parallelo con la Sardegna. 
Per due ragioni in particolare: la prima riguarda l'assurda assenza di europarlamentari che si occupino della nostra nazione e della sua esclusione pressochè totale dagli investimenti dei TEN-T; la seconda dimostra come una piccola isola quale è Malta, per il semplice fatto di essere una Repubblica indipendente, possa contare in tutti i tavoli di trattativa per tutelare il proprio interesse nazionale. La repubblica maltese non solo è compresa nel percorso dei TEN-T ma risulta essere addirittura uno degli snodi fondamentali.
Il prossimo 19 ottobre la Commissione europea presenterà, dopo 2 anni di trattative tra i differenti stati e i diversi stakeholder, le sue proposte di revisione dei corridoi transeuropei per il 2014-2020. A quel punto per noi e per la nostra nazione una cosa sarà certa: la Sardegna non ci sarà e l'Europa sarà ancora pù lontana.
Quando si renderanno conto i Sardi che conquistare l'indipendenza all'interno dell'Europa potrebbe diventare realmente una grande occasione per la nostra terra per rilanciare se stessa economicamente, socialmente e politicamente.
Chi, in Sardegna, continua a vedere l'indipendenza e l'indipendentismo come una piaga da estirpare continuerà a difendere gli interessi nazionali italiani sacrificando immancabilmente il futuro delle nostre comunità. L'unionismo oggi in Sardegna tutela tali interessi, contrari a quelli sardi, è giusto dirselo e ribadirlo in ogni contesto. La nostra strada per l'autodeterminazione va ancora tracciata, a questo dovrà servire un indipendentismo di governo preparato e pronto ad affrontare le sfide dei prossimi decenni. Tali sfide parlano di infrastrutture, di reti, di finanza, di welfare state, di politiche per il lavoro, di istituzioni, di impresa, di sanità, di cultura, di diritti, di ricerca, di innovazione, insomma di progetti e idee per la nostra terra e per il nostro popolo a 360 gradi.

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